Ogni tanto mi viene in mente di non contare un cazzo e che le mie decisioni valgano zero, soprattutto sotto le elezioni.
Però una cosa l’ho capita, ed è che conto solo quando svuoto il mio conto per fare la spesa. E’ nei nostri consumi che abbiamo l’ultima parola, il diritto di veto.
Ed è grazie alle piccole scelte quotidiane che possiamo migliorare il mondo dove viviamo e spingere i potenti a cambiare atteggiamento.
Come per esempio scegliere yogurt e altri prodotti con “aromi naturali” e non semplicemente con “aromi”, che ne indicano la provenienza chimica da laboratorio. O meglio ancora senza alcun tipo di aroma.
Le giacenze spingeranno i gruppi a prediligere solo prodotti del tipo che interessa a noi.
Su Greenpeace è disponibile una guida ai consumi ittici, un elenco di prodotti che possono essere evitati, al fine di contrastare il disastroso stato della fauna ittica.
Per l’Italia Greepeace prevede il boicottaggio:
- tonno pinna gialla
- tonno rosso
- pesce spada
- gamberoni “tropicali” (che ho comprato involontariamente sabato scorso per via del basso costo)
- merluzzo (baccalà o stoccafisso)
Possiamo privilegiare quindi prodotti come pesce azzurro, cozze da allevamento, prodotti della pesca artigianale, salmone di produzione Scozzese o Svedese (quello Norvegese no, perché si ostina a dare la caccia alle balene).
La regola fondamentale della Guida è quella di informarsi sulla provenienza: abbiamo il diritto, e il dovere, di sapere cosa compriamo, a quali costi ambientali e sociali ed eventualmente dire semplicemente “no, grazie”.
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