Crisi della borsa: shock o assestamento?

Se lo chiedono in molti in giro. L’attuale crisi delle borse mondiali dipende dai mutui statunitensi.

Mi sono documentato un po’ per capire meglio la questione e per vedere se conviene cogliere la palla al balzo o scansare l’onda anomala.

Se lo chiede The Economist, il settimanale finanziario più prestigioso del mondo. Il mercato statunitense nel corso degli ultimi anni ha pian piano convertito le forme di debito in titoli negoziabili. Mentre si guardava alla crisi terroristica o petrolifera, non ci si è accorti che la bomba era sita all’interno del sistema finanziario.

Il problema non è nel ritardo di pagamento dei mutui degli americani, non solo. La fetta grossa sta nei fondi come gli hedge fund e i private equity, che hanno registrato forti perdite. I mercati quindi sono più rigidi a prestare soldi o addirittura si chiudono.

Questa mancanza di soldi crea due conseguenze: una maggiore restrizione della politica monetaria, nella migliore delle ipotesi o una paralisi dei pagamenti che provoca un assalto simultaneo verso quelle banche e aziende che non possono raccogliere fondi rapidamente.

Per ovviare a questi, generalmente, ci si affida alle società di rating e ai modelli matematici. Goldman Sachs è la società di rating che maggiormente ha perso credibilità poiché le sue valutazioni si sono rivelate errate.

The Economist ritiene che bisogna imparare che l’attuale sistema finanziario ha delle grosse falle, pertanto le banche centrali devono tirarsi indietro. Il precipitarsi a salvare le banche che hanno sbagliato nel valutare il rischio, creerà un vizio di forma e le stesse banche continueranno imperterrite ad errare.

Un altro fondamentale problema, molto più vicino a noi comuni mortali, è la possibilità che folli finanzieri possano infilare questi titoli negoziabili ad alto rischio all’interno di fondi di ignari clienti (noi).

C’è anche una crisi di informazione e pertanto si è in attesa della prossima ondata.

Lo statunitense The Washington Post calmiera un po’ gli animi ritenendo che la crisi di oggi può sembrare misteriosa, ma è solo la conseguenza di un meccanismo ben noto nel mondo finanziario.

La nascita di un nuovo strumento finanziario consente ad una categoria di persone di prendere denaro in prestito. Così il fortunato inventore dello strumento fa fortuna e i consumatori guadagnano soldi. Poi però un gruppo di investitori poco intelligenti fraintende la natura di questo strumento e ne fa un uso eccessivo, e quando l’inevitabile crisi scoppia, tutti denunciano la funesta innovazione. Alla fine, una volta calmati gli animi, gli investitori poco intelligenti imparano dall’esperienza e il nuovo strumento di stabilizza.

L’attuale crisi è la sorella minore dei “junk bond“, le obbligazioni-spazzatura: negli anni ottanta i junk bond permettevano a imprese ad alto rischio di prendere considerevoli prestiti, così come gli attuali crediti immobiliari hanno permesso di comprare casa a chi non aveva un lavoro stabile. Nel novanta il valore dei junk bond, passati da 0 a 200 miliardi i dollari, è drasticamente calato per via di un 10% delle imprese che non sono riuscite a pagare i debiti.

Il mercato di assestò nel 2000, riportando il valore del junk bond a circa 600 miliardi di dollari, aggiungendo fiducia in questo tipo di strumento finanziario. Nessuno metteva in dubbio il credito alle piccole aziende, a patto che il rischio preso dagli investitori fosse adeguatamente ricompensato.

La crisi dei mutui di oggi, sostiene The Washington Post è dovuto ad una errata valutazione delle agenzie di rating Standard & Poor’s e Moody’s, che hanno attribuito giudizi positivi a dei no-doc-loans – crediti per i quali il sottoscrittore non è tenuto ad indicare il suo lavoro, i suoi redditi e il suo patrimonio – senza segnalare il rischio che correva.

Una volta che le acque si saranno calmate, gli investitori avranno imparato a non fidarsi ciecamente delle agenzie di rating, che generalmente sono finanziati dagli stessi emittenti e quindi tendono a sottovalutare i rischi degli strumenti finanziari.

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