I Romani e l’irrinunciabile voglia di “starci”

Natale

E’ Natale, siamo tutti più buoni e bla bla bla e anche se a detta dei TG non si fanno più regali, a me non sembra vi sia in giro tutta questa morìa delle vacche. Piuttosto sono i prezzi dei regali che ormai hanno toccato uno standard fuori controllo. Se non spendi almeno 100 euro per una cazzata sei un purciaro, come se fosse il prezzo ad indicarne il vero valore.

Comunque è Natale e si fanno i regali. Così i Romani si armano di tutto il loro poco tempo a disposizione e via per centri commerciali e negozi!

Luci e striscioni colorati come nel migliore dei film della Disney anni ’70.
Centri commerciali presi d’assalto, file di un’ora solo per trovare uno stramaledetto posto auto e litigi in macchina sul “che cazzo ci siamo venuti a fare qui, guarda che casino” e sul “te l’avevo detto che era meglio l’altro centro commerciale!”.
Tutte le strade e i negozi più commerciali della Capitale sono invasi da migliaia di persone. Come vanno? A piedi o in autobus in molti e una modesta quantità in macchina; modesta sì, ma largamente sufficiente a bloccare il già congestionato traffico romano.

E così dall’8 al 24 dicembre sono costretto a sorbirmi tutti i giorni il doppio della fila quotidiana per tornare a casa, causa quattro idioti parcheggiati in doppia fila. Ma noi romani dobbiamo starci, in tutti i sensi: esserci e sopportare.

Continua a leggere

Annunci

Imbavagliare Internet, per sempre

La legge Levi-Prodi non va presa sotto gamba. Non deve essere messa da parte dopo qualche giorno di notizie. Deve essere assolutamente annullata.

Come riportano nei loro (per ora) liberi blog Beppe Grillo o Spataro, ma anche giornali come Repubblica (con un botta a risposta col governo) e Ansa (in maniera molto più blanda), si tratta di un disegno di legge che non da scampo, dell’ennesimo insulto alla libertà di espressione e di stampa in Italia.

Come suggerisce bene Spataro il problema risiederebbe proprio nella formulazione della legge:

“qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”

Mentre nell’intervista di Repubblica il governo sostiene, con una faccia davvero impressionante, di voler “promuovere riforma del settore”.

Senza sapere, ovviamente, di cosa stiamo parlando. Internet è nata libera.

I nostri finti politici hanno capito che la rete permette di scegliere. Scegliere di non vedere il telegiornale fazioso, di ascoltare le voci fuori dal coro e di pensare con la propria testa, anche riguardo al marasma della politica.

Come sempre il solo a dare uno spiraglio di speranza è Antonio Di Pietro, che dal suo post esprime un netto rifiuto per questa infamia moderna.

La neutralità delle rete

Un articolo del The Nation, negli Stati Uniti, parla di come le grandi aziende chiedono al governo di sottomettere internet ai loro interessi.

John Nichols, autore dell’articolo, sostiene che le grandi compagnie di telecomunicazioni sono ad oggi così potenti da poter indurre la commissione federale per le comunicazioni degli Stati Uniti (Fcc) ad iniziare un attacco sulla neutralità della rete che per decenni ha garantito pari condizioni a tutti i siti.

Il problema è ben più grave di quanto si possa immaginare. Eliminare la neutralità della rete “spalanca la strada alla colonizzazione del web da parte delle multinazionali delle tlc, che amplificherebbero le voci dei ricchi e dei potenti, riducendo al silenzio il dissenso. Se venisse eliminata tali aziende potrebbero fare una fortuna fornendo collegamenti velici solo ai siti che pagano e discriminando con connessioni più lente tutti gli altri.”

Continua a leggere